Non è un caso che da qualche anno siano comparsi libri intitolati “Se mi vuoi bene, dimmi di no” oppure “l no che fanno crescere” o anche “II piccolo tiranno“. II fatto è che non abbiamo trovato la giusta misura come genitori o come educatori.
L’autoritarismo d’un tempo ha ceduto il passo da un lato a un’aggressività diffusa, dall’altro a una permissività che toglie ai bambini ogni sicurezza.
Senza struttura non si cresce, non si diventa forti: bambini di due, tre anni che non vanno mai a letto prima di mezzanotte, che mangiano solo patatine fritte o banane, che a quattro, cinque anni sono incapaci di giocare da soli. Una madre dice: “Mio figlio vuole giocare sempre con me, anzi solo con me”.
Come o quando un bambino comincia a sviluppare la sindrome del tiranno? Quando e come I’adulto comincia a perdere ogni capacita di dire un NO autorevole?
Ogni occasione è buona per dare doni superflui o dolci, nella speranza che diventi meno esigente, più tranquillo: in qualche modo vogliamo “comprarlo”, ma non funziona. Insaziabile di attenzione altrui su di sé, incapace di concentrarsi anche su qualcosa scelta da lui o lei stessa, come farà in seguito a studiare, a lavorare, a collaborare con altri?
Pensiamoci finché sono piccoli perché, se siamo fermi, possiamo avere su di loro un’influenza positiva. Non consentiamo ad esempio il libero accesso al frigorifero o al televisore. Stabiliamo brevi regole, concordate tra gli adulti della famiglia.
Altro caso: non è affatto sano per un bambino piccolo addormentarsi oltre le 21, sia pure per aspettare il padre che torna tardi. Ebbene decidiamo che: “Da stasera si va a letto presto. Si leggono due libretti e poi si spegne la luce” (pur lasciando accesa una piccola lampada). Ma su quello che decidiamo, restiamo fermi, senza cedere al ricatto del pianto o delle richieste che possono durare intere mezze ore. E sulla decisione diamo spiegazioni brevi!
Cominciamo ad esempio di sabato, quando siamo più tranquilli e non cadiamo nell’errore, alla prima occasione, di retrocedere: “Stasera puoi restare alzato… “.
No, perché il bambino coglie non il motivo anche plausibile del cambiamento, ma semplicemente I’assenza di regola, la quale invece si acquisisce solo con una pratica mantenuta nel tempo.
Fa tanti pasticci a tavola oppure ha preso I’abitudine, complice I’adulto, di farsi imboccare camminando e giocando? Smettiamola di preoccuparci che non mangi abbastanza, proviamo a disinteressarci della sua cena e, alla prima protesta, leviamo il piatto dicendogli: “Vuol dire che non vuoi mangiare più” e non diamogli davvero altro da mangiare. Senza rabbia, né prediche.
Nessuno riesce più a combattere se l’altro fa resistenza passiva, smette di discutere, non scende a compromessi. Nemmeno il bambino più ostinato.
Alcune regole ferme sui fatti che maggiormente provocano attrito e soprattutto senza toni aggressivi, ecco che cosa occorre. Non si tratta di punire, segregare, picchiare. Nulla di tutto questo, ma dire solo NO. Deve essere come abbassare le sbarre del passaggio a livello per lasciar defluire ritmi di vita più tranquilli per tutti.
Non dimentichiamo che la causa del disagio non è mai nel bambino “capriccioso “, ma nell’adulto confuso, incapace per sue incertezze di porre limiti ragionevoli e coerenti.
Le proteste e i pianti per confini e divieti nuovi non vanno raccolti. Però occorre stare vicino al bambino, fargli sentire che, malgrado le regole inaspettate, la nostra tenerezza per lui è immutata. II pianto di qualche sera può aiutarlo a capire che il suo potere sugli adulti è finito e che d’ora in poi ci sarà una nuova legge. Naturalmente non imponiamo troppe regole tutte insieme: si tratta di agire con buon senso e senza mai far sentire fl bambino in pericolo: dovrà sentirsi protetto e al sicuro sotto la nostra attenzione ma in modo diverso e privo di continue lotte rispetto a prima.
Carla Levi
Bibliografia:
Se mi vuoi bene, dimmi di no, G. Ukmar. Franco Angeli
I no che aiutano a crescere, L .Philip. Feltrinelli
Il piccolo tiranno, I. Rekop. Red Edizioni
I bambini hanno bisogno di regole, H. Gurtler. Red Edizioni
(articolo tratto da “Il Quaderno Montessori”)