Il bambino a tavola

Imboccarlo o aiutarlo a mangiare da sé?

Secondo la nostra esperienza il bambino va naturalmente verso il cibo e quindi già intorno ai quattordici mesi è perfettamente in grado di mangiare da sé con il cucchiaio. Ma già alcuni mesi prima porta alla bocca un piccolo bicchiere te­nendolo con le due mani o un pezzetto di pane duro da succhiare. A volte tuffa le mani nella minestra o vuole prendere da sé gli spaghetti. Non conviene sgri­darlo, ma lasciarlo provare, pur senza permettergli di far pasticci d’ogni genere o di spargere il cibo in giro.

Fin dove è in grado di autoregolarsi?

Il bambino sa dei propri bisogni molto più di quanto noi crediamo.
Elinor Goldschmied dice con il suo sorriso arguto: “Ma lo sapete che lo sto­maco di un bambino di uno o due anni è grande circa come un limone?”. E noi invece lo trattiamo come se avesse la capienza d’un… cocomero. Non for­ziamo il bambino che respinge il cibo, che mangia poco a pranzo (in quanti sono li a cogliere tutto quello che fa?) ma che poi gusta con piacere un frutto o un pezzo di pane. D’altra parte non cerchiamo di sedurlo con dolciumi vari o con leccornie che fanno più danno che altro. Diamo anche ordine alla sua vita: si mangia a tavola e non fuori pasto ogni momento. Un po’ di dolce fermezza e molta fiducia nelle sue capacità sono sempre gli atteggiamenti migliori.

Perché rifiuta i cibi nuovi?

Da un lato il bambino tende a non cambiare (l’insolito lo sgomenta, soprattutto se frequente), dall’altro cerca le novità, è curioso. Tutto sta nel procedere adagio, senza entrare in lotta, sfumando le opposizioni, riproponendo.

Quanto più il bambino ha una vita ricca di esplorazioni al suo livello, tanto più si sentirà sicuro e potrà accettare eventuali cambiamenti e novità. Contrattare? No, non conviene mai. “Se mangi questo, ti do quest’altro”; “Se non ti piace il riso, ti preparo la pastina”; “Se non ti sbrighi a mangiare, non li dò il gelato”. In questi casi è sempre l’adulto a perdere: prima o poi i conflitti di famiglia si polarizzano talmente sul cibo, con discorsi all’infinito, prediche, in­terventi caotici, da far regredire tutti.

Il bambino sano che a tre o quattro anni a casa, (spesso al Nido o a scuola non succede altrettanto e anche questo è un segnale!) vuole ancora passati e poppatoio o che si fa imboccare, che mangerebbe solo dolci o patatine fritte o che, anche più grande, respinge con aria di disgusto qualunque piatto preparato con cura, gioca a una lotta che ha radici altrove, non nel cibo, e nella quale sente di far scattare le ansie dell’adulto. Non converrebbe essere più fermi? Saltare qualche pasto in certi casi può con­venire alla salute e ai rapporti!

tratto da Il Quaderno Montessori

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