di Donata Ripamonti
Docente di Letteratura per l’Infanzia, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Numerose ricerche hanno ampiamente dimostrato che l’educazione alla lettura fin dalla primissima infanzia è un’attività fondamentale per lo sviluppo di abilità linguistiche, cognitive, emotive, percettive: il bambino deve dunque venire a contatto con i libri e le storie in essi narrate fin dai primi mesi di vita. E questa convinzione non risulta essere in contrasto con il fatto che sempre più nella nostra società i mezzi di comunicazione di massa rivestono ruoli determinanti rispetto a funzioni culturali, sociali ed estetiche. Evitando infatti di contrapporre media e letteratura, come già saggiamente consigliato da Gianni Rodari, occorre riconoscere e sottolineare le caratteristiche peculiari che il libro riveste e impegnarsi, in qualità di educatori, nella formazione di un lettore attento e consapevole.
In un famoso articolo intitolato “Nove modi per insegnare a odiare la lettura”, Rodari stila un elenco preciso di “comandamenti” che, opportunamente rovesciati, rappresentano suggerimenti preziosi per una proficua pedagogia della lettura.
Il mercato editoriale per bambini offre oggi una produzione di libri davvero ampia e ricca rispetto al passato, nella quale, però, ci si può anche “perdere”, con il rischio di affidarsi, nella scelta, a gusti personali (“Mi piacciono tanto le fiabe! ”), stereotipi (“Ai bambini piacciono i libri con immagini molto colorate”) oppure di pensare a quello che leggevamo da piccoli, senza considerare il fatto che da allora il patrimonio editoriale è molto cambiato per quanto riguarda sia la quantità di testi che la loro qualità. È quindi importante interrogarsi sui criteri che possono orientare gli educatori e i genitori nella scelta dei libri da proporre ai bambini, prestando attenzione ai diversi aspetti che caratterizzano un libro destinato alla prima infanzia.
Non basta, infatti, avvicinare i bambini ai libri, è importante avvicinarli a buoni libri, affinché possano co noscere e apprezzare opere di qualità e pensare che leggere è bello.
Di seguito verranno proposti sinteticamente alcuni criteri, che non intendono avere carattere prescrittivo, ma solo indicativo e che mettono in relazione l’età, gli stadi evolutivi indicati dai principali studi di psicologia dello sviluppo con le caratteristiche principali che un libro “sufficientemente buono” dovrebbe avere, con particolare riferimento alle illustrazioni, al linguaggio, alla tipologia di storie narrate e alle caratteristiche fisiche del libro stesso (materiale con cui è stato realizzato, dimensioni…).
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Va pur detto che non è sempre facile sapere, con certezza, quale possa essere il libro più adatto per ogni bambino in un determinato momento, quale storia farà brillare i suoi occhi durante il racconto, risponderà pienamente ai suoi interessi, ai suoi stati emotivi, così da far scattare in lui meccanismi di identificazione profonda.
Non bisogna poi dimenticare che ogni bambino segue un suo percorso di sviluppo, con ritmi e tempi assolutamente personali. Ne consegue che le classificazioni dei libri per fasce d’età consigliate da molti editori per orientare nelle scelte devono essere considerate con molta flessibilità.
A quanto detto sopra si aggiunga il fatto che non basta acquistare buoni libri e metterli a disposizione dei bambini per far sì che essi si appassionino alla lettura. Bisogna sedersi accanto a loro per leggere e raccontare le storie in essi narrate, in modo che possano assistere a quello spettacolo magico che è un atto di lettura, per poter scoprire che dietro (o dentro) quei segni neri, che nelle pagine di un libro accompagnano le immagini che l’adulto è in grado di trasformare in suoni, si celano storie fantastiche capaci di suscitare forti emozioni. Innanzitutto alcuni suggerimenti di carattere generale:
- non cercare un libro utile, che insegni qualcosa (i colori, i numeri, le lettere dell’alfabeto…) o che impartisca al piccolo lettore lezioni di morale (“devi lavarti i denti”, “non devi fare i capricci”, “mangia tutto quello che ti viene messo nel piatto”…): il piacere di leggere verrebbe infatti guastato dal dovere di imparare qualcosa a ogni costo;
- non evitare i libri – e ormai sono parecchi, anche per i più piccoli – che affrontano temi “tabù”, come quello della cacca, della malattia, della rabbia, o come quello certamente scomodo ma nel contempo inevitabile della morte;
- ricordarsi che la notorietà di un libro o del suo autore non rappresenta di per sé garanzia di qualità;
- tenere in considerazione il fatto che non è detto che un libro che piace tanto a noi, o che ci è piaciuto tanto quando ce l’hanno proposto da piccoli, piacerà necessariamente allo stesso modo ai bambini ai quali lo leggeremo.
Per orientare la scelta del libro più adatto alle diverse età di un bambino proponiamo ora un ipotetico itinerario che comprende i primi 6 anni di vita.
1° livello (da 0 a 12 mesi). In questo periodo il bambino esplora e conosce il mondo attraverso i sensi e il movimento (si tratta della fase dell’intelligenza senso-motoria di cui parla Piaget). Egli comprende la realtà in base a quello che può fare con gli oggetti e con le informazioni che gli provengono dai cinque sensi. E poiché un libro per lui non è altro che un oggetto alla stregua di tutti gli altri, cerca di conoscerlo applicando ad esso gli schemi d’azione che applica anche a tutto quello con cui entra in contatto: lo afferra, lo osserva, lo mette in bocca, lo annusa… È preferibile, dunque, che i libri destinati a bambini piccolissimi siano costruiti con materiali in grado di resistere alle “esplorazioni” da parte del bambino (legno, stoffa, plastica…) e multisensoriali (realizzati, cioè, con materiali che si possono odorare, toccare…), per rispondere adeguatamente al suo modo di conoscere.
Tali libri, inoltre, possono presentare finestrelle e linguette con le quali far sparire e riapparire oggetti, animali, persone. In questa fase, infatti, il bambino costruisce anche l’importante nozione di permanenza dell’oggetto, comprende, cioè, che gli oggetti sono entità indipendenti che continuano a esistere anche quando egli non li può vedere. Linguette e finestrelle, dunque, che consentono al bambino di far apparire e scomparire le immagini, contribuiscono all’acquisizione di tale importante concetto, così come l’antico e popolare gioco del cucù.
Il testo che accompagna le immagini, infine, potrà essere in rima. Fin dai primi mesi di vita, infatti, il bambino gradisce la recita da parte dell’adulto di filastrocche, brevi testi caratterizzati da un ritmo rapido e cadenzato, ricco di rime, assonanze e allitterazioni. La musicalità delle filastrocche diverte il bambino e cattura la sua attenzione; la ripetitività e la conseguente prevedibilità infondono in lui sicurezza. Libri, insomma, con i quali egli possa giocare e che possa “leggere” con tutto il corpo. Qualcuno potrebbe a questo punto dissentire, sostenendo che non si tratta di veri e propri libri, ma semmai di giocattoli.
Ebbene, noi pensiamo che in realtà tali oggetti, che hanno la forma dei libri, che sono rilegati come i libri, che contengono immagini e parole come i libri, possono essere propedeutici all’incontro con il mondo della narrazione. Attraverso la manipolazione i bambini imparano a tenere i libri in mano nel verso giusto, a sfogliarne le pagine, e hanno la possibilità di scoprire che si tratta di oggetti piacevoli e divertenti. Li leccano, li succhiano, li addentano, ma intanto fanno conoscenza e amicizia con essi. Sono libri cartonati, bucati, animati; la loro prima funzione è ludica e sensoriale. Se poi l’adulto che è loro accanto legge i brevi testi che accompagnano le figure, potranno scoprire che alle immagini vengono associati quei segni neri – le lettere, le parole, le frasi – che si trovano stampati sulle pagine e che ad essi corrispondono suoni che, associati, formano le storie che procurano loro tanto piacere.
2° livello (a partire dai 13/14 mesi). Dal momento che intorno all’anno il bambino comincia a nominare e a collegare le immagini agli oggetti concreti a esse corrispondenti, gli si possono proporre libri in cui sono riprodotte immagini semplici, a partire dalle più familiari, legate alle routines che scandiscono la giornata (la pappa, il bagnetto…), alle figure adulte di riferimento, agli animali domestici, per poi passare a quelle meno note. È importante che le immagini siano semplici (che non significa, però, banali), chiare, di facile lettura, che riproducano fedelmente la realtà, in modo che il piccolo lettore possa riconoscere e nominare con facilità quanto raffigurato.
Per evitare di confondere il bambino è opportuno che le figure siano rappresentate intere, di fronte, con contorni ben nitidi su uno sfondo bianco o comunque di un colore uniforme, senza ombre e sfumature. Anche se le figure non sono collegate tra loro dal filo di una storia, ognuna di esse può rappresentare lo spunto per inventarne una; tutto dipende dall’inventiva dell’adulto, che può descrivere, espandere… il contenuto evocato dalle immagini. Successivamente si potranno proporre libri che presentano immagini di oggetti con un nesso tra loro oppure un oggetto dapprima isolato, poi inserito in un contesto che ne esalta la funzione oppure raffigurato nelle sue successive trasformazioni.
Per quanto riguarda il testo, si passa da singole parole riferite al nome di quanto raffigurato a brevi e semplici frasi che svolgono il compito di descrivere e commentare quanto rappresentato dalle immagini. Bisogna infine ricordare che semplice non deve significare semplicistico, banale. È importante, infatti, rivendicare anche per i testi destinati ai piccoli lettori un’adeguata complessità linguistica, frutto dell’attenta ricerca di un linguaggio curato, incisivo e originale al tempo stesso.
3° livello A partire dai 18 mesi circa si possono proporre anche le cosiddette “protostorie”. Tra i più amati dai bambini, sono racconti aventi come protagonista uno stesso elemento o personaggio presentato in una successione di situazioni analoghe, con un inizio e una fine. Con tali libri si passa così dal semplice nesso tra oggetti o dalle loro trasformazioni a una rudimentale successione di eventi. I temi trattati devono sempre essere familiari e tra immagini e testo ci deve essere una precisa corrispondenza, in modo da favorire la comprensione delle vicende narrate. Si passerà quindi alle storie brevi, nelle quali vengono narrate situazioni semplici, legate a persone, animali, oggetti, momenti facilmente riconoscibili dal bambino, nei quali egli si possa identificare.
4° livello Intorno ai 30 mesi i bambini apprezzano molto la proposta di storie più complesse per intreccio, lunghezza, numero dei personaggi, ricchezza delle illustrazioni. Lo sviluppo delle capacità verbali e di quelle di leggere le figure, di operare previsioni e inferenze, di memorizzare e ripetere fa emergere sempre più in loro il piacere di leggere e di ascoltare storie. La quantità e la varietà di libri a disposizione dei bambini di questa età sono ormai ampie e vanno dalle fiabe della tradizione a quelle moderne e d’autore, dai racconti fantastici a quelli realistici alle storie in cui prevalgono i contenuti emozionali. Queste ultime, in particolare, ben si prestano (e numerose ricerche lo hanno dimostrato), attraverso il linguaggio narrativo (J. Bruner (1990), La ricerca del significato, Bollati Boringhieri, Torino, 1992), ad avvicinare i piccoli lettori a quella che potremmo chiamare “educazione alle emozioni’’, tappa fondamentale nel percorso di crescita e nella costruzione dell’identità personale che consiste nell’aiutare i bambini a riconoscere e nominare le proprie emozioni, a comprendere, attraverso il processo di identificazione con i protagonisti delle storie, che quello che essi provano, a volte con grande intensità, nelle loro esperienze quotidiane – e cioè, di volta in volta, rabbia, gioia, gelosia, paura, tristezza… – è qualcosa che costituisce l’essenza delle persone. La lettura condivisa di tali storie, lontana da qualsiasi intenzionalità didattico-educativa, offre ai bambini la possibilità di dare significato alle proprie esperienze emotive, aiutandoli a mettere ordine nel proprio mondo interiore.
Quando, per esempio, un bambino si rende conto di provare nei confronti di una persona cara (la mamma, il papà…) sentimenti come amore, affetto, tenerezza, ma anche odio, rabbia, gelosia, avverte un senso di smarrimento e di profondo turbamento; è molto difficile, per lui, riuscire ad accettare il fatto di vivere stati d’animo così ambivalenti e contrapposti nei confronti della medesima persona, che, per giunta, è una persona a lui molto cara. Ecco allora che subentrano la paura, il senso di colpa, l’idea di essere “cattivo” a causa di questo confuso mondo interiore. Quando, ancora, un bambino si trova ad affrontare le piccole grandi prove quotidiane come, per esempio, dormire da solo, affrontare una malattia, abbandonare il ciuccio e il pannolino, iniziare a frequentare la scuola dell’infanzia… nascono in lui molti dubbi, incertezze e paure che devono essere esplicitati ed elaborati, per poter essere poi superati. In tali situazioni le storie possono diventare ottimi strumenti, straordinari amici che lo aiutano ad affrontare le difficoltà della vita. Se ben costruite, infatti, riescono, suscitando nel bambino empatia e identificazione, a rassicurarlo, rendendolo così, per quanto riguarda la competenza emotiva, più autonomo e ìndipendente, in una parola lo aiutano a diventare grande.
Va detto che, secondo numerosi studi di impronta psicoanalitica (si veda, in particolare, il testo di B. Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano, 1977), anche molte delle fiabe tradizionali, se proposte nella loro versione integrale, svolgono pienamente tale funzione rassicurante, favorendo nel bambino i meccanismi di identificazione e confortandolo attraverso l’immancabile lieto fine. È infine importante che il linguaggio dei libri destinati all’infanzia sia molto curato e articolato, in modo che consenta ai bambini di conquistare un vocabolario sempre più ricco ed elaborato.
Le riflessioni qui esposte confermano quanto sia determinante il ruolo dell’adulto anche nella fase che precede la proposta di libri ai piccolissimi, ruolo che si esplicita nell’attenta lettura e analisi preliminare di ogni libro, atta a valutare tutti gli aspetti che lo caratterizzano – la forma, le dimensioni, il peso, il materiale con cui è stato realizzato, le illustrazioni, il linguaggio del testo, i contenuti in esso trattati, che si devono avvicinare alle competenze, agli interessi e ai vissuti dei bambini a cui sono destinati… – così da metterli nella condizione di fruire appieno dell’esperienza magica e indimenticabile dell’incontro con il vasto e ricco “mare delle storie”