L’ordine si costruisce non cade dal cielo

L’ordine si costruisce
non cade dal cielo

In un gruppo di genitori una madre riferisce come, conducendo i suoi due figli in una Scuola Montessori, abbia scoperto giorno dopo giorno come questo tipo di scuola protegge e sviluppa il senso naturale dell’ordine. Durante le visite nelle classi aveva osservato che le maestre non davano ordini su che cosa fare, ma che ogni bambino si dirige­va da sé verso il settore che lo interessava e sceglieva il da far­si.A volte era la maestra a proporre un certo oggetto: in questo ca­so alla fine era lei a portarlo a posto; se invece la scelta era del bambino, era lui a riordinare.

In tutto ciò c’era un segreto molto semplice: ogni oggetto aveva un posto ben definito che anche i più piccoli riconoscevano; inol­tre nessuno, nemmeno un adulto, si poteva sottrarre alla regola del riordino.

Come dicevano le nostre nonne: un posto per ogni cosa, ogni co­sa al suo posto.

Allora quel cestone di casa, pieno di giocattoli alla rinfusa, dal­la palla all’orso, con pezzi di “duplo”, l’arco e le trombette, in cui malvolentieri alla sera vengono gettati dentro gli oggetti sparsi per casa, è esattamente il contrario.

Ho eliminato il cestone e ho fatto trovare loro un piccolo scaffa­le. Su questo abbiamo disposto insieme i giochi, dopo aver fat­to una scelta e aver eliminato, sempre insieme, quelli che da tempo non si usavano più. Da quando i giochi sono in “vetrina” il riordino è stato molto più semplice.

Questa madre aveva notato un altro particolare nella vita di clas­se: se l’oggetto scelto del bambino era nuovo per lui, la mae­stra con discrezione e delicatezza gli si avvicinava e gliene mo­strava una prima volta l’uso adoperando poche parole, il sorriso e gesti molto calmi, quasi esagerati. Poi se ne andava.

Allora l’altro segreto è nell’insegnare come si fa, procedendo adagio perché i particolari non sfuggano all’attenzione.

A casa ci vogliono sgridate e minacce perché si ricordino di
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suo sostegno, di appendere la giacca all’attaccapanni, eccete­ra eccetera.

Abbiamo ricominciato daccapo anche qui: insegnare con calma come si avvita il tappo, come si chiude un rubinetto, come si di­spone con garbo l’asciugamano, come è piacevole apparec­chiare con cura… Non dico un toccasana, ma certo un notevo­le miglioramento. Forse perché tutto ciò ha richiesto calma da par­te mia e più tempo da dare a loro in attività che prima mi pare­vano ovvie, scontate. Pensavo cioè che loro le imparassero so­lo perché vivevano con noi adulti. Ho capito che non è così e che ogni azione, ogni novità richiedono un’attenzione, una spie­gazione particolare.

Ma c’è un altro segreto nelle classi Montessori: gli oggetti non so­no mai impilati gli uni sugli altri e tanto meno mescolati fra loro. Tutto deve essere ben visibile e invitante: solo così il bambino tro­va con facilità ciò che lo interessa.

Anche in casa si possono riservare gli scaffali bassi ai libri che i bambini usano di più, suddivisi per generi, mettendo i giorna­letti in un altro spazio (una cassetta o un cesto).

I giochi fatti di piccoli pezzi suddivisi in scatole (ad esempio i pezzi di Lego, la fattoria, le costruzioni di legno). Le matite se­parate dai pastelli a cera e questi dai pennarelli; le gomme dal­le forbici; la plastilina dalla carta; gli spaghi dai nastri, le con­chiglie dai bottoni…

(Il bello è che gli oggetti suddivisi fanno venir la voglia di inven­tare costruzioni e assemblaggi…)

E ancora un posto per la colla e un altro per gli acquerelli!

Per suddividere si possono usare i contenitori dei supermerca­ti, le scatole da scarpe o da camicie, i barattoli del caffè o del ton­no… Le scatole possono essere ricoperte di carte colorate o di­pinte (i bambini stessi possono farlo insieme agli adulti e questo è di grande aiuto).

I vari contenitori possono essere evidenziati con targhette che por­tano un disegno o una parola per riconoscerne subito il conte­nuto.

Una madre ha adottato il sistema delle scatole (coprendone al­cune con stoffe di diverso colore) per la suddivisione di calzini, mutande, fazzoletti, fiocchi, cinture, in modo che sia la figlia mag­giore che la minore abbiano ben chiaro il posto dei propri indumenti. Quante liti in meno e il grande vantaggio che l’ordine esterno permette a poco a poco una più nitida organizzazione mentale, oltreché favorire il senso estetico e la calma personale.

Chiara Comberti

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