Siamo educatrici di un asilo nido, molto preoccupate perché con difficoltà riusciamo a soddisfare l’ansia di fare, di toccare di spostare, di trasportare propria dei bambini dell’età di mezzo, quelli che hanno appena scoperto di saper camminare e che ne sono così entusiasti da non avere interesse ad attività tranquille. Potreste darci qualche idea?
La vostra lettera esprime un disagio diffuso nelle comunità della primissima infanzia. In effetti, i piccoli di questa età sono così presi dalla loro conquista motoria che hanno continuo bisogno di rafforzarla, mettendosi (e mettendoci) alla prova.
A volte, senza rendersene conto, sopraffanno i piccoli che ancora non escono dal tappeto e sono motivo di disturbo per i più grandi, che hanno già altri ritmi di gioco.
In realtà hanno bisogno di uno spazio esplorativo che consenta loro di muoversi con tutto il corpo, ma non a vuoto. Quindi: scatole, cesti, carretti da cui entrare e uscire, da trainare con una corda, da spingere e quindi con feltri Sotto o con ruote funzionali, ma non tanto mobili che il carretto sfugga di mano.
I bambini di questa età sono interessati anche al funzionamento dinamico di oggetti comuni, ad azioni semplici che si potrebbero definire attività-base del lavoro umano. Ecco qualche esempio: lanciare e afferrare (oggetti morbidi o duri, nello spazio o in un cesto basso); far rotolare e riprendere (una pallina, un rocchetto, un cilindro…); nascondere e ritrovare (in una scatola, in un buco, sotto un cuscino…); battere (con la mano, con un oggetto o con un arnese, con due oggetti…); aprire e chiudere (uno sportello, una borsa, una scatola a molla…); infilare e sfilare (un dito, una chiave, un cilindro in un altro più grosso, un anello in un bastone…) riempire e vuotare solidi e liquidi (con la mano, con uno strumento, versando…).
Infinite le varianti, come si può immaginare. Gli oggetti però non vanno mescolati a caso, bensì misurati come numero, suddivisi per genere, in contenitori adatti. Ad esempio: un cestino ovale con alcuni borsellini a chiusure diverse; cinque o sei bigodini di differente diametro in una vecchia scatola da sigari che sia facile da aprire; alcuni fazzoletti più o meno trasparenti in un sacchetto e così via.
Questo criterio favorisce la scelta autonoma del gioco e il rimettere a posto, che in principio va sostenuto dagli adulti, ma che ben presto i piccoli fanno da soli perché corrisponde a un loro bisogno, due o tre cassette robuste, di altezza diversa, su cui arrampicarsi, o con una piccola scala con pochi gradini a pioli. Si può disporre piatta sul pavimento per superarne gli ostacoli da uno spazio all’altro; fissare di taglio, per entrare e uscire; fissare obliqua a 25-30 cm su un riquadro di moquette per salire e scendere.
La stanza dove sono queste attività può essere contigua a un’altra, in comune con bambini più grandi, con proposte più definite e organizzate, sempre disposte ad altezza di bambino, per favorire la scelta spontanea. E importante che, a prescindere dall’età, i bambini possano accedere ad attività più complesse, non appena vi siano pronti.
E questo, loro, lo sanno assai meglio di noi!
(tratto da “Il Quaderno Montessori”)