Un libro è un libro è un libro è un libro”

Nel 1949 Munari ( Milano 1907 – Milano 1998) progetta per la prima volta una serie di “libri illeggibili”, opere che definitivamente rinunciano alla comunicazione testuale a favore della sola funzione o fruizione estetica. O meglio, trascendendo la comunicazione del segno e del senso (l’alfabeto e le parole che si formano usandolo) Munari sceglie la comunicazione della materia.

Perché la carta comunica indipendentemente da quello che ci abbiamo scritto sopra. La carta, così come qualsiasi altro materiale, comunica il proprio messaggio attraverso la propria forma, il colore, la durezza, l’odore, la sua storia fatta di crepe, muffe.

Parlo della carta perché Munari, abilissimo in questi giochi logici di prestigio, si chiede: come faccio a fare un libro? E invece di rispondersi con le regole classiche: individuo una trama, dei personaggi, un’ambientazione, etc, Munari usa l’incontrovertibilità logica e alla domanda risponde con esattezza: per fare un libro ci vuole la carta; la tagli, ne fai delle pagine, le unisci insieme.

Ecco che Munari “ha fatto” il libro. Concretamente.

Ma è diventato un libro non libro, cioè un libro che non serve in quanto “libro”, perché è illeggibile. Questo però non significa che non sia “un libro”, Munari ce l’ha appena dimostrato!

Certo, in questi libri si omettono gli elementi formali che costituiscono il libro tradizionale, come il colophon o il frontespizio, e la lettura diventa pura lettura estetica: ora un taglio, ora una piega, ora un diverso timbro di spessore.

Munari, animo fanciullo, sembra rispondere in maniera giocosa e ironica a quei genitori e a quegli insegnanti che spesso rimproverano i bambini: Ma cosa fai? Studi o guardi il libro?

ISCRIVITI AL WEEKEND FORMATIVO SU PRELIBRI E LIBRI GIOCATTOLO

Sì, il libro si guarda.

Un’infrazione concettuale e strutturale questa, che nasce in seno a un pensiero logico estremante rigoroso, inflessibile. La logica di Munari non fa una piega.

Sembra di essere di fronte a quel genio del linguaggio che era Ludwig Wittgenstein quando analizzava il ruolo dell’immagine e della sua “struttura” nel descrivere la realtà (e il suo senso connesso alla possibilità di essere vera o falsa). Nel suo celebre “Tractatus” la proposizione linguistica è descritta come “l’espressione simbolica” di un fatto della realtà e il nome come “segno primitivo”.

Se adottiamo questo parametro per analizzare il libro illeggibile di Munari allora approdiamo anche noi al libro primitivo o al pre-libro ipotizzato anche da Maria Montessori.

Il libro è uno strumento di conoscenza, che alimenta la curiosità, aiuta a capire e per questo spinge a nuove letture.

Non è sempre però un rapporto facile, quello tra i bambini e i libri: spesso l’incontro avviene in un contesto di obbligo, in cui non si è liberi di scegliere quale libro leggere, in quanto tempo, per quante volte.

Al contrario, al lettore bisogna riconoscere alcuni diritti fondamentali, come ci ricordano Gianni Rodari o Daniel Pennac e tra questi diritti c’è anche quello di non leggere o di leggere ciò che si vuole, anche saltando le pagine.

Bruno Munari si chiedeva: “Il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate, può comunicare qualcosa?” (Bruno Munari, Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale, Laterza, 1981).

Se rispondiamo a questa domanda il libro illeggibile di Munari diventa allora anche un’interessante proposta didattica. Perché prima ancora delle storie, prima ancora delle parole, i bambini possono scoprire cos’è un libro giocando con i suoi materiali.

Munari sovverte la morale che premia il contenuto a scapito del contenitore.

Con i suoi libri illeggibili il libro contenitore è solo apparentemente privo di contenuto, in realtà è un contenitore in grado di ospitare tutti i contenuti che la nostra fantasia saprà riservargli.

Citando l’artista stesso, “è un libro di comunicazione plurisensoriale, oltre che visiva. Fu così che nacquero i “libri illeggibili”, così chiamati perché non c’è niente da leggere ma molto da conoscere attraverso i sensi” (Bruno Munari, Libri senza parole, in R. Pittarello, Per fare un libro, Milano, edizioni Sonda, 1993).

Nel segno della rarefazione visiva e della sperimentazione dei materiali, la produzione di “libri illeggibili” continua per Munari lungo tutto l’arco della propria vita. Nel 1955 alcuni suoi esemplari vengono esposti al MoMA di New York, dove nella Design Collection a tutt’oggi sono tuttora conservati 9 “libri illeggibili”.

Così come Gertrude Stein evocava la pluralità delle immagini che un solo nome evocava in chi lo leggeva nella celebre poesia che recita: “Una rosa è una rosa è una rosa”, allo stesso modo Munari col suo libro illeggibile ci parla di: un libro è un libro è un libro è un libro.

Mettendoci di fronte alle infinite possibilità che abbiamo noi tutti di dare senso e vita alle cose grazie al nostro sentire, alla nostra immaginazione, alla nostra creatività, andando contro corrente, ribaltando, se necessario, il senso comune. Ci basta un libro per farlo.

Articolo di Barbara Codogno

ISCRIVITI AL WEEKEND FORMATIVO SU PRELIBRI E LIBRI GIOCATTOLO