Partiamo da un’osservazione comune: gli esseri umani si sviluppano, guidati dai sensi, grazie sia ai movimenti dell’intero corpo (camminare, correre, saltare, sdraiarsi, rialzarsi, nuotare, danzare e altro ancora), sia della mano, strumento del fare (raccogliere, scoprire, inventare, costruire…).
La caratteristica di questo sviluppo è la sua originalità: ogni essere umano si diversifica non solo perché nasce con un corredo genetico ereditato da antenati vicini e lontani tanto da perdersi nella notte dei tempi, ma anche per la sua adattabilità all’ambiente in cui gli accade di crescere.
L’essere umano ha anche un altro mezzo essenziale: la parola. Comincia dai primi giorni di vita con il bisogno di comunicare con la madre e poi si evolve in mille linguaggi, sfumature e milioni di significati che hanno dato origine – fra l’altro – a patrimoni letterari di grande potenza e bellezza.
L’essere umano è un individuo sociale: non può vivere da solo: ovunque si sia stabilito ha sentito il bisogno della famiglia più o meno ampia e del villaggio; di qui fino al concetto di nazione, patria con tutto quello che ne è derivato, in bene e in male.

Le azioni che ora la fanno da padrone nella cosiddetta epoca digitale – la nostra – sono esattamente all’opposto di questo sviluppo naturale:

  • Inducono all’immobilità;
  • Inducono alla passività, al ricevere impressioni visive senza poter reagire;
  • Producono immagini e non oggetti concreti, valutabili tramite i sensi;
  • Tendono a uniformare sull’intero globo comportamenti, usi e costumi. (Un esempio: si calcola che solo in Europa i tatuati siano circa 60 milioni: peccato che gli inchiostri usati contengano varie sostanze decisamente pericolose.)
  • Riducono la diversità, da poco compresa come essenziale a tutte le forme viventi: per gli Umani sembra essere diventata un disvalore: tutti devono somigliarsi nel comportamento tramite i selfies, workshop, facebook ecc., anche utili, s’intende.
  • Se non li usi, sei “uno della pietra”. Puoi raggiungere chiunque in qualunque momento (con il bello e il brutto che questo comporta).
  • Impoveriscono il linguaggio: già ridotto a un inglese impoverito, è sempre più limitato per numero di parole note, mentre aumentano vertiginosamente gli acronimi (o sigle) in sostituzione di frasi, messaggi, espressioni affettive ecc.

– (Un dialogo: Una signora lettone dice: “Come mai prima avevamo tante parole per salutarci e ora si sente dire solo ciao e occhei (ok)?”. “Anche nel suo paese?”.
– “Certo! L’ho sentito anche tra gente di Russia”, “Ma come, ciao come in italiano?”, 
– “Sì, sì proprio ciao”).

  • L’uso della mano è limitato a spingere tasti del PC o del cellulare, cosa che sa fare anche un bambino che ancora non cammina, ma che l’ha assorbito come azione comune dai familiari.
  • Induce all’isolamento: il bambino – o il ragazzo – e l’oggetto, di continuo fra le mani, l’uno di fronte all’altro, un isolamento che cresce nel tempo assume condizioni patologiche al punto da non poter raggiungere in alcun modo il proprio figlio.

Fermiamoci qui: non si tratta di accusare le nuove invenzioni di tutti i danni possibili (il problema è più complesso) ma di capire come preservare i più piccoli da un inquinamento dello sviluppo che porta a uno spegnersi progressivo di facoltà fisiologiche e mentali essenziali a ogni individuo e riscontrabili in tutta la storia dell’umanità.

Ecco alcune proposte:

  1. Il movimento, la manualità, l’originalità del fare vanno protetti al massimo, offrendo via via le occasioni opportune, senza mai interrompere o distrarre, salvo ovviamente pericoli o interventi davvero non rinviabili.
  2. Non esporre al video prima dei due anni e, nell’anno seguente mai oltre il quarto d’ora.
  3. Usare il meno possibile il cellulare davanti al bambino ancora lattante e tanto meno darglielo in mano o, per giocare, dargliene uno usato o altro che lo imita, come se ne vedono nei negozi di giocattoli. Quando emerge il desiderio di avere oggetti in mano, fare sempre lo sforzo di dargli altro, reperito tra gli oggetti di casa.
  4. Mai usare il video per “tenerlo buono”, per addormentarlo, per mettere fine a comportamento capriccioso, di cui non riusciamo a capire la causa.
  5. Mai la sera prima del sonno: un canto, un libro sono sempre le proposte migliori.
  6. Mai tenere la TV sempre accesa: è uno spreco di elettricità, un inquinamento acustico e una pericolosa calamita per l’attenzione dei bambini, piccoli e grandi.
  7. Non tenerla accesa durante i pasti e non mettiamo un apparecchio TV nelle stanze da letto. L’onnipresenza delle immagini-video crea – in tutti i componenti la famiglia – una dipendenza potente come una droga.
  8. Quando si è a tavola, spegnere sempre i cellulari. È il momento più importante per la famiglia: non ci lasciamo distrarre e restiamo in ascolto gli uni degli altri.
  9. Queste precauzioni valgono anche per filmati sulla natura e per cartoni: siamo talmente abituati alla violenza da non renderci conto che sfumature di gesti in apparenza non aggressivi possono essere fonte di paura in bambini molto piccoli.
  10. Non ci lasciamo convincere che il video insegni molto ai ragazzini: si possono scegliere i rari programmi di sicuro interesse, qualche bel film (visto prima dagli adulti), Skype per parlare con i nonni lontani, ma non lasciamo il telecomando nelle loro mani per fare lo “zapping” a piacere: non si sa mai che cosa emerge e molti sono i filmati inguardabili.

 

Articolo tratto da “Il Quaderno Montessori”