Una domanda che gli adulti si pongono di frequente è: “Come stabilire alcuni limiti e farli rispettare senza ricorrere a punizioni né a ricompense?”

  • Il primo passo è quello di mettere limiti in modo indiretto cioè organizzando in modo adeguato la casa. Dove può giocare un bambino, senza sentirsi dire “no” a ogni passo? È più conveniente tenere sempre chiusa a chiave una porta che dà l’accesso a una zona pericolosa o sgridarlo e punirlo ogni volta che tenta di andarvi?
  • Il secondo passo è quello di osservare, distinguendo per noi e per il bambino, i veri bisogni da quelli falsi. Se sono chiari, è facile scegliere una soluzione razionale che accontenti tutti. Se ad esempio il bambino chiede cibo di frequente, malgrado pasti normali e regolari, la sua domanda nasconde altro (noia, solitudine, timori?) e non va accontentata con cose da mangiare.. E importante nella valutazione Considerare anche i bisogni dell’adulto. A volte conviene dare piena attenzione al bambino per alcuni minuti di seguito perché, tranquillizzatosi, accetti di stare per un po’ per conto proprio.

Mio figlio intorno ai diciotto mesi voleva sempre venire in braccio quando preparavo il pranzo o la cena. Era felice So lo accontentavo, ma io non riuscivo più a fare nulla, Di che cosa aveva bisogno? Essere vicino a me e guardare ciò che facevo. E io di che cosa avevo bisogno? Preparare il pasto, Mi venne naturale mettere una scaletta vicina al piano di lavoro su cui poteva vedere tutto ciò che facevo. Fummo entrambi contenti di questa soluzione.

  • Terzo passo: quando un no diventa inevitabile ad esempio, per necessità urgente o grave pericolo, esso deve essere detto in modo fermo, inequivocabile, ma senza aggressività o rabbia. Subito dopo, se possibile, si proponga un’alternativa accettabile, non troppo diversa dall’oggetto del contendere. (Ad esempio un paio di piccole forbici a punta tonda anziché quelle lunghe e acuminate che avete tolto e messo lontano). Lo scopo non è quello di “distrarre”, ma di offrire un sostituto ragionevole ed egualmente interessante che in ogni modo valorizzi la curiosità, il desiderio espressi dal bambino.

Mia figlia a nove mesi non voleva più stare sdraiata quando la cambiavo e questo diventava snervante. Avevo provato vari trucchi come cantare o darle un gioco ma non serviva a nulla. Alla fine la costringevo, ma era una lotta da cui io uscivo sconfitta e con senso di colpa, lei esasperata e rabbiosa. Alla fine capii che era proprio la posizione sdraiata a irritarla, tanto più che da poco aveva cominciato ad alzarsi in piedi. Capito questo, il problema venne rapidamente risolto: imparai a cambiarla lasciandola in piedi.

  • Quarto passo: attenti alle contraddizioni, ai messaggi confusi. Se permettete a un bambino piccolo di strappare un libro o un giornale perché sono vecchi, non inquietatevi se ne rompe di nuovi: come fa a distinguerli? Se gli permettete di aprire il forno quando è freddo o di girare le manopole della stufa, solo perché avete chiuso l’interruttore centrale del gas, come fa a capire che in altri momenti gli stessi gesti diventano pericolosissimi? Se lo lasciate giocare con un vecchio filo elettrico e tanto di spina attaccata, come fa a capire che c’è un rischio mortale a infilarla nella presa (come vede sempre fare in casa)? La furia con cui assaliamo il bambino in queste circostanze è proporzionale alla paura e al senso di colpa che proviamo, ma lo spavento che gliene deriva lascia cicatrici profonde.

tratto da “Il Quaderno Montessori”