Quando si sta per avere un bambino, di solito ci si preoccupa di preparare per tempo un ambiente adatto ad accoglierlo.
Sarà la “cameretta” con il suo lettino, un armadio, l’angolo dei giochi e tutto quello che oggi si ritiene necessario per il suo benessere. La scelta dei genitori (soprattutto di quelli che sono alla loro prima esperienzal è di solito guidata, più che dall’intuizione o dalla conoscenza, dai consigli di amici, parenti e riviste, nonché dai suggerimenti del negoziante. L’interesse però è il più delle volte per la validità estetica dell’arredamento, per la sua praticità, mentre quelli che sono i reali bisogni del bambino, se mai si conoscono, passano in secondo piano.

Qual’è l’ambiente giusto per il neonato, il bambino di pochi giorni o settimane? Certo non è lo stesso che andrà bene per il bambino piccolo o addirittura per quello in età scolare, come non sono uguali le loro esigenze. Pensiamo solo al fatto che il neonato non può spostarsi da solo (quindi dirigersi attivamente verso ciò che lo interessa); che ha particolarmente bisogno di sentire la continua presenza dell’adulto e di comunicare con lui, se non altro ai fini della propria sopravvivenza; che ha sensi delicati ma estremamente ricettivi, che vanno stimolati solo fino a un certo punto.

“Ambiente” è infine, per il neonato (che non distingue ancora il proprio corpo da ciò che lo circonda), il modo in cui viene tenuto e accudito, addirittura le sue sensazioni interne. Possiamo dunque riflettere su quelle che sono le esigenze del piccolo essere che ha lasciato da poco il ventre materno, basandoci sul tipo di esperienza che ha vissuto prima di nascere, l’esperienza di un ambiente racchiuso, caldo, presumibilmente confortevole, dove suoni e luci arrivano attutiti.

Già Maria Montessori, prima ancora dell’ormai celeberrimo “padre” della nascita senza violenza Frédérick Leboyer, intelligente interprete dei bisogni del bambino, aveva capito che i modi rozzi e violenti con cui si accoglieva il bambino alla nascita (e si accoglie ancor oggi) non potevano corrispondere alla sua sensibilità e fragilità. Aveva quindi proposto un ambiente per la nascita molto simile a quello descritto da Leboyer.

Se quindi vogliamo che il neonato non sperimenti un passaggio troppo brusco al nostro mondo, gli prepareremo anzitutto un piccolo letto caldo o una cesta (ideale per l’estate e per ambienti caldi), o una culla a dondolo, una carrozzina in cui non si senta sperso in uno spazio troppo grande (come invece avviene nei tradizionali lettini a sbarre). Un materasso di lana (o di crine vegetale, se fa caldo), un cuscinetto bassissimo relativamente duro e, al posto dell’incerata (che, come i pannolini in plastica, favorisce il ristagno delle urine creando un ambiente caldo-umido ideale per la proliferazione dei batteri, una pelle d’agnello che pur proteggendo il materasso, “respiri” e tenga caldo e asciutto il bambino.

La culla è il luogo dove il bambino passa gran parte del suo tempo nei primi due-tre mesi. Non è comunque il caso di sovraccaricarla di giostre, sonagli, giochini vari. Il timore che il bambino “si annoi” e vada continuamente “distratto” riflette più che altro nostri problemi di utilizzo del tempo libero.
Il neonato infatti ha fin troppo da vedere, sentire e odorare (l’olfatto è particolarmente attivo dopo la nascita e serve, tra l’altro, a permettere la ricerca del seno materno in queste prime settimane). Già è estremamente stimolato da un mondo ricco di luci, colori, suoni, odori che il bambino di un secolo fa, per esempio, non conosceva. La luce elettrica, i nuovi smaglianti colori sintetici, la radio, la televisione, i profumi che si usano in casa sono aggressioni che se non altro è opportuno dosare, facendoli arrivare il meno possibile a lui.

Non si vuol dire che l’arrivo di un bambino debba significare un sovvertimento delle proprie abitudini o un “ritorno al passato”. Si tratta semplicemente di permettergli riposo e pasti tranquilli in un ambiente (che può essere la sua stanza o quella dei genitori) il più possibile silenzioso e rilassato. Questo è uno dei tanti modi con cui si può dar riconoscimento alle straordinarie sensibilità e ricettività che studi sempre più numerosi confermano essere proprie del neonato.

Rossano Cavaglieri

 

 

Tratto da “Il Quaderno Montessori”