Laura, tredici anni, ammette di aver mantenuto l’abitudine di succhiarsi il di­to fino ai nove anni, in terza elementare. In seguito, dopo quattro anni di cu­re dentali costate oltre sette milioni, i suoi genitori si sono chiesti se avrebbero dovuto aiutare Laura a smettere prima. Ma come?

L’aspetto psicologico

Succhiarsi il dito può rappresentare nello sviluppo infantile un sostegno impor­tante; tuttavia prolungarne l’abitudine oltre i cinque o sei anni d’età, può dan­neggiare lo sviluppo emotivo, quello dentale e addirittura il modo di parlare.

Per un bambino, non solo è normale succhiarsi il dito, ma lo aiuta a mantene­re una certa tranquillità emotiva, afferma Darcy Lowell, pediatra americana specializzata nello sviluppo e nel comportamento nell’Ospedale di Bridgeport nel Connecticut e docente presso il Centro di Studi sul Bambino di Yale. Succhiarsi il dito consente ai bambini di sentirsi tranquilli, calmi e li fa riaddormentare se qualcosa li ha svegliati nel cuore della notte. Per un bambino di due anni può essere un ‘esperienza positiva e salutare che contribuisce al­lo sviluppo dell’autostima, continua la Dottoressa Lowell, gli conferisce la for­za necessaria per affrontare la vita fuori di casa per agire da solo; al tempo stesso acquieta certi suoi timori.

Un altro pediatra, Mark Freilich, Direttore del Centro “Brian Wert” di Inter­vento, Apprendimento e Sviluppo (C.h.i.l.d.) presso l’ospedale St. Vincent di Manhattan, New York, la pensa nello stesso modo: “Succhiarsi il dito è un fatto universale che gli adulti non devono bloccare, visto che i piccoli nel pri­mo anno di vita conoscono il mondo proprio portando gli oggetti alla bocca, procurandosi così sicurezza emotiva. Ma dopo i quattro o cinque anni è un’abi­tudine che va scoraggiata. Inoltre quando il bambino cresce, questa con­suetudine diventa socialmente meno accettabile, prosegue il Dott. Freilich. Se alcuni coetanei lo trovano divertente, il bambino oggetto di “attenzioni” si sente invece a disagio, (tanto più che molti adulti lo rimproverano o lo prendono in giro), lo chiedo sempre ai genitori se l’abitudine in questione li infa­stidisce o se influisce negativamente sul bambino. Se la risposta è no, allora anche tale comportamento va bene.

Ma perché succhia il dito?

A volte prosegue il pediatra, il bambino continua a farlo perchè è sotto tensio­ne a causa della nascita di un fratellino o forse per problemi in famiglia. Addi­rittura conosco adulti che per alleviare un disagio interiore o per raggiungere sensazioni di maggiore sicurezza, ricorrono ancora a questa consuetudine. Se un bambino entro il quinto anno d’età ancora succhia il dito, dovreste chie­dervi perchè; che cosa succeda all’interno della sua vita quale sia l’origine del­la sua tensione emotiva. Ad esempio ci possono essere problemi nei rapporti con i genitori o con l’insegnante.Se a quest’età succhia ancora il dito, dobbiamo capire perché. Nel mio lavoro parlo a lungo con genitori e figlio per vedere come interagiscono tra loro. A volte vado perfino a casa loro o presso la scuola del bambino per capire meglio le cause che sono d’impedimento. Propongo soluzioni dopo aver studiato attentamente la situazione del bambino: è indispensabile, se vera­mente lo si vuole a smettere.

Il parere di un dentista

Eric J. Ploumise, medico dentista, membro della Facoltà di Ortodonzia pres­so la Scuola Universitaria Dentale di New York, afferma: “Fino all’età di tre an­ni o poco più succhiarsi il dito non porta conseguenze. Ma poco più tardi, pri­ma che i denti permanenti facciano la loro comparsa, succhiarsi il dito può causare un restringimento della mascella, uno spostamento in avanti dei den­ti frontali (“denti da coniglio”) e alterare quindi la chiusura della bocca. I bam­bini avranno difficoltà a mordere o a masticare in modo adeguato e dovran­no necessariamente portare un apparecchio dentale”.
Eric Ploumise ritiene che circa il 10-15% dei suoi pazienti avrebbe potuto evi­tare l’apparecchio se avesse smesso di succhiare il pollice prima della com­parsa dei denti frontali permanenti.

E la parola?

È facile che il prolungarsi di questa consuetudine spinga i denti in fuori, mo­dificando la forma della bocca, afferma Jackie Israel, esperta di Comunica­zione Verbale e di Linguaggio. Succhiare a lungo il dito danneggia sia i denti, sia l’emissione dei suoni da parte del bambino. I suoni più in pericolo sono la “s” e la “z”. Se infatti lo spa­zio tra i denti si modifica e passa più aria, per il piccolo diventa difficile pro­nunciarle correttamente e come conseguenza avrà ciò che viene comunemente chiamata una pronuncia blesa. Correggere un tate difetto può comportare qualcosa come otto settimane di terapia della parola per i bambini più moti­vati, fino ad arrivare a sei mesi per coloro che non lo sono.

Per Laura, la ragazzina di cui parlavamo all’inizio, il momento della verità ven­ne quando abbandonò “Tellie”, un pupazzo di stoffa a forma di pagliaccio che possedeva dalla nascita, sfaldandolo completamente e riducendolo a pezzetti. Dice Laura: “Quando lasciai Tellie, rinunciai anche a succhiarmi il dito”.

Strategie per abbandonare quest’abitudine

Se a casa o a scuola gli adulti sono tesi e nervosi per il fatto che il bambino si succhia ancora il dito, è importante, secondo il Dr. Freilich, cambiare at­teggiamento per aiutarlo a smettere.Tuttavia è lui solo che può riuscirci e ci arriva se davvero vuole farlo, esatta­mente come succede per il fumo degli adulti.

Il Dr. Freilich dà questi suggerimenti:

  • non cercate assolutamente di risolvere la situazione attraverso punizioni, prediche, minacce o attacchi di collera;
  • incoraggiate il bambino/a con frasi positive come per esempio: “Ora sei quasi un ragazzo/ragazza. È arrivato il momento di pensare che forse puoi smettere”;
  • siate coerenti e costanti;
  • assicuratevi che ogni membro della famiglia sia d’accordo con voi e so­stenga la decisione del bambino;
  • possono essere utili piccole ricompense, ad esempio: un premio speciale ogni volta che per l’intera giornata è riuscito a non succhiarsi il dito;

Utilizzate un panello con stelline o con gli adesivi preferiti da vostro figlio. Ogni giorno che si tratterrà dal succhiare il dito, ditegli di attaccare una stel­la sul pannello. Concordate con lui dopo quante stelline ha diritto a un premio speciale. Non togliete mai le stelline se per caso c’è stata una ri­caduta.

Per bambini già grandicelli, veramente intenzionati a smettere, Eric Ploumis consiglia di proporre loro di indossare di notte un guanto per ricordarsi di non succhiare (ma devono essere loro a volerlo fare). Molti genitori mettono sostanze amare o pepe sul dito, ma a suo avviso que­sto è un trattamento disturbante e punitivo che non risolve.
La Dr. Israel suggerisce di spiegare ai ragazzini che i denti che sembrano ben fermi, in realtà si spostano a poco a poco (ò necessario per la crescita) e che la bocca si rovina se sono premuti in modo continuo.
Meglio fare appello alla loro intelligenza, alla loro memoria che sgridarli. Può essere utile una collanina (o un anellino) perché ricordino di non succhiare e siano occupati in qualcosa d’altro. I bambini vanno soprattutto aiutati a com­piere piccoli passi alla volta, come riuscire a non succhiare il dito mentre guardano la televisione o quando vanno a letto.

Marlene Curlimann (Traduzione dall’inglese di Livia Rila)

IL NOSTRO COMMENTO

Pensiamoci prima
Fin qui gli esperiti americani hanno parlato di bambini grandi, ma la cosa migliore è prevenire, agire in modo indiretto, ponendo attenzione a un’età precedente. Spesso, nei primi due-tre anni di vita del figlio, gli adulti, approfittano di que­sta abitudine (come del succhiotto o del biberon per la colazione del matti­no e per il sonno della sera); poi, dopo i tre anni o poco più, decidono di col­po che è ora di finirla, che ormai è grande, che non vogliono fare brutte figure con la scuola e così via.

Allora ricorrono a mezzi drastici, imbrogli, minacce, punizioni facendo pagare al bambino il prezzo di un piacere prima concesso, poi considerato riprovevole. L’importante è invece accompagnare lo sviluppo nel primo anno, quando il piacere di masticare, di parlare, di conoscere gli oggetti con la bocca e con le mani sostituisce per gradi quello di succhiare. È lì, a cavallo del primo anno, che spesso, annoiandosi, sentendosi infelice, subendo separazioni sbrigative quanto prolungate, il piccino fissa la sua con­solazione nel dito, nel succhiotto, proprio quando gli verrebbe naturale abbandonarla.

Aiutatelo nell’indipendenza cre­scente
Appena è capace di portare le co­se alla bocca, fategli prendere da sé il biscotto, il piccolo bicchiere, la tazzina con il latte… Quando comincia con le pappe, non mettetegliele diluite nel biberon, ma dategliele con il cucchiaio, dando­ne un altro anche a lui perchè co­minci i primi tentativi per mangiare da solo (potrà farlo già di lì a poco).

Attenti alla noia
Evitate la monotonia, prevenite il “Non so che fare”. Soprattutto nei primi due anni non servono giochi di lusso. Spesso basta cercare tra gli oggetti di casa. E poi ci sono l’ac­qua, la cucina, una scatola con tap­pi e conchiglie, un piccolo libro…

Proteggetelo dagli spaventi
La sera mettetelo a letto nella cal­ma, non oltre le 20-20,30. Dipende solo da voi, dalla vostra pazienza e fermezza, adottando un rituale sem­pre uguale che lo tranquillizzi, pur senza negare altre scelte possibili. È così, si va a letto, confortati dalla mamma o dal papà che, interior- mente decisi per il benessere del bambino, non devono però farla troppo lunga.
Se siete nervosi o irritati con lui, non minacciatelo, non mettetelo al buio lasciandolo urlare. Spesso un pic­colino non capisce che cosa vi ha fatto arrabbiare e si spaventa. Questo però non impedisce saper­gli dire di no quando occorre, con ferma tranquillità.
Evitate di accendere la televisione quando c’è un piccolino per casa e comunque non lasciatelo mai solo davanti al video: quello che passa lì “dentro” è terribilmente reale per lui e può spaventarlo profondamente.

Chiara Comberti