Oggi è sempre più in aumento il numero di madri che allatta da­vanti alta televisione con il risultato che il bambino da un lato succhia in un rumore di fondo permanente, a lui del tutto estra­neo, dall’altro viene privato dello sguardo materno, distratto o fisso sullo schermo.

Il fatto che fin dalia nascita egli cerchi gli occhi della madre e che molto presto, mentre succhia, ne fissi il viso, ci dice che l’in­contro degli sguardi è esperienza fondamentale, attività psi­chica primaria, strettamente connessa al legame originario e uni­co che comincia a crearsi tra madre e figlio (ma anche tra pa­dre e figlio, in altri momenti: tenerlo in braccio e guardarlo/guar­darsi).

Verso il terzo mese, a tale muta ricerca del bambino che si ripete puntuale ad ogni poppata, si aggiunge il suo muovere la mano libera intorno o sopra il seno che lo nutre. (A livello cerebrale la mano è in rapporto stretto con la suzione e ad essa si prepara già il feto, succhiando il dito in vari momenti del tempo di ve­glia.)

Anche una donna che nutre il figlio con il poppatoio può speri­mentare la stessa intensa richiesta del bambino: gratificata dal suo sguardo, ne sente l’avida domanda di attenzione, il bisogno di assorbire in modo continuo quella forma gratificante che è viso attento di chi lo nutre.

Quella stessa madre (suggerisce Jeannette Bouton, grande esperta del sonno) verso la fine della poppata, guardando il bambino, può abbassare a tratti le palpebre, indicandogli così che i| non vederla per poi ritrovarla è cosa buona e accettabile, che sonno è un’esperienza positiva, oltreché indispensabile, per­ché è lei, fonte d’ogni piacere e sicurezza, a comunicarglielo.

Il dialogo muto e rassicurante, che passa tra donna e bambino durante le poppate, rischia davvero di essere vanificato se es­se non sono più quel momento di intensa concentrazione a due che la crescita di un neonato esige, solo perché l’attenzione ma­terna è assorbita altrove.

Barbara Fares

tratto da Il Quaderno Montessori