Noi andiamo in vacanza a Monte Olimpino, una collina tra Como e Chiasso. È un posto mo/to tranquillo, poche case, prati, bo­schi, silenzio e un piccolo ristorante. L’anno scorso eravamo las­sù, in casa di un’amica, ineinque/sei persone, quando, a un cer­to punto, è entrata una signora con un bambino di circa due an­ni in braccio.

Tutti abbiamo salutato la signora e anche il bambino, che è sta­to posato sul tappeto. La madre gli ha dato un giocattolino e noi ci siamo messi a parlare.

Dopo un po’ il bambino si è messo a urlare, perché nessuno lo guardava.

All’inizio si è fatto finta di niente, ma poi la mamma si è alzata, lo ha preso in braccio e gli ha detto: “Non si deve gridare. Distur­bi le persone”, tutte cose così, di cui al bambino non importava niente, anzi!

Allora, visto che il piccolo gridava sempre di più, si eccitava per poter urlare di più, io, senza parlargli, ho detto ai miei amici: “Scusate un momento”, e ho preso un piattino bianco, di quelli di polistirolo espanso, leggerissimi, che era lì. Sono andato da­vanti al bambino e guardandolo in faccia, gli ho mostrato il piat­tino. Lui si è fermato un momento, come per dire: “Ma cosa vuo­le, questo qui!” e ha continuato a gridare.

Ma io, in quell’attimo di interruzione, ho fatto pac, e ho rotto il piattino. Lui è come tra­salito, e poi è tornato a gridare. Ho preso allora il mezzo piatti­no e l’ho rotto di nuovo. E lui se lo aspettava che lo facessi, ca­pito?! Difatti ho continuato, per altre due/tre volte, finché lui, che continuava a guardare questo piattino che si rompeva, non ha smesso di piangere.

A quel punto la mamma, che lo teneva ancora in braccio, lo ha messo giù, come se fosse fragilissimo, sul tappeto. Su questo c’erano delle righe e io (non gridava più, ma guardava me) ho preso tutti quei pezzettini e li ho messi in fila, sopra una riga. Lui scompigliava, io ripetevo; lui rompeva ancora e io di nuovo ri­mettevo in ordine. Dopo mi sono fermato. Lui è stato un attimo im­mobile, mi ha guardato e ha cominciato a mettere lui i pezzetti sulla riga.

La comunicazione era passata e il gioco ormai avviato.

Da quel momento non ha gridato più.

Bruno Munari