L’immaginazione è più forte della conoscenza e il mito più potente della sto­ria…ha scritto un poeta.

Ci sono paesi come la Francia in cui è sempre viva una grande tradizione di narratori di racconti, di fiabe, di leggende (e non solo per bambini, tanto che di questa loro abilità fanno anche spettacolo).

Da noi non è così. Purtroppo nelle case, se esistono i caminetti, sono scom­parse le veglie intorno al fuoco. Le chiacchierate sono sostituite dalla tele. È forse banale dirlo, ma è così.

Un tempo i bambini passavano la sera accanto agli adulti e attraverso i loro racconti avevano un primo assaggio del mondo e una grande ricchezza per il proprio fantasticare.

Oggi, chi nutre più l’inconscio?, chiedeva anni addietro preoccupato Bruno Bettelheim, grande conoscitore della psiche umana.

L’ultima spiaggia per questo importante compito sono in parte la scuola, e più ancora la famiglia, per piccola che sia diventata.

Quali sono gli ingredienti che rendono un adulto un valido narratore?

  1. È importante intanto che ci si possa guardare in faccia, che si stabilisca un contatto visivo tra il narratore e ciascuno de­gli ascoltatori. Per questo il gruppo deve essere piccolo e l’atmosfera raccolta, senza interruzioni.

Non conviene cominciare una storia quando stanno per arri­vare i genitori o narrarla in un luogo non tranquillo. Accertar­si anche che ogni ascoltatore sia seduto comodo.

  1. La voce è lo strumento più importante, una voce espressiva, pur senza esagerazioni. Al contrario una voce monotona spegne l’interesse anche per la più avventurosa delle storie. La voce è uno strumento che esprime in modo diretto le emozioni: meraviglia, ammirazione, paura, timidezza, dolore, tenerezza… Lasciamole venire fuori!

La voce deve essere chiara; il parlare, non troppo veloce, né troppo lento. Se si racconta a un gruppetto di bambini, occorre averli raccolti intorno perchè tutti possano ascoltare facil­mente. Si possono anche “imitare” le voci dei vari personag­gi, ma senza esagerare.

Vale la pena di variare il ritmo e il tempo. Usare le pause di attesa, di sospensione, i silenzi, per dare al bambino il tem­po di “vedere” ciò che sta succedendo nella storia.

– Toc toc.

– Chi è?

– Sono la volpe.

– Entra pure.

– La porta si aprì pian piano e allora…

Si respira con la storia, si vive con essa e si comunica così al bambino il piacere di un’avventura vissuta insieme.

  1. Mentre si racconta, i gesti devono essere semplici, non esa­gerati. Non si è a teatro. Il gesto deve servire al massimo ad aumentare l’interesse (“E il re disse: “Fuori di qui”),non ad attirare l’attenzione sul narratore.

Ricordiamo che raccontiamo per i bambini, per stare con lo­ro, non per noi stessi, per sentirci bravi.

  1. All’inizio dite al bambino (o ai bambini) il titolo della storia e ripetetelo alla fine perchè in seguito, se lo desiderano, pos­sano chiedere con precisione la storia della “ Volpe Giovannuzza” o quella delle “Ochine”.

  2. Non si dimentichino i requisiti per una storia che valga la pe­na di ascoltare:
  • un inizio conciso, che immetta subito nella vicenda (È tipi­co delle fiabe popolari: “Un poveruomo aveva due figli…”);
  • semplicità dell’azione, con un minimo di descrizioni utili alla comprensione della vicenda: “ Vide un bellissimo pa­lazzo con tutte le finestre aperte e illuminate…”;

–     pochi personaggi ben individuati;

  • ogni storia deve avere un chiaro percorso, con un inizio, un apice e una conclusione soddisfacente. Alla fine si ri­stabilisce la giustizia: punizione e perdono; generosità e coraggio premiati e così via. Questi valori devono essere nel racconto stesso, come in tutte le fiabe che si rispetti­no, ma non vanno sottolineati in modo moralistico: la men­te del bambino li elabora per conto proprio);
  • meglio se la storia ha rime o frasi quasi magiche che si ri­petono nei punti nodali della vicenda:

… La volpe disse:

Bada ochina,

Monto sul tetto,

Faccio il trescone,

Butto giù casa e casone…

Monta sul tetto,

Facci un balletto,

Balla il trescone,

Non butti giù
né casa, né casone…

Sappiamo tutti il piacere che i bambini traggono dal ritro­vare questi frammenti ritmici e dal ripeterli a memoria.

– La storia non sia troppo lunga, ma proporzionale all’età dei bambini. I più piccoli riescono a seguire bene una sto­ria di cinque minuti, mentre a sei – otto anni anche una vi­cenda di dieci, quindici minuti.

Grazia Honegger Fresco

tratto da Il Quaderno Montessori