Elinor Sinnott nasce nel 1910 nel Gloucestershire (Gran Bretagna) e muore a Londra il 28 febbraio del 2009.
Cresce in campagna, scoprendo presto l’importanza del gioco e della natura. Perde sia la mamma che la matrigna mentre è ancora piccola. Negli anni della pre-adolescenza vorrebbe lavorare in teatro, ma al termine della High School Clifton di Bristol, si orienta verso studi educativi. Durante gli studi presso il Dipartimento di Salute Mentale della London School of Economics partecipa nel 1937 a dimostrazioni a favore della Spagna. In quell’occasione incontra Guido Goldschmied, ebreo bavarese (la cui famiglia si era trasferita a Trieste) che, dopo le leggi razziali promulgate da Mussolini nel 1938, si è stabilito a Londra per studiare diritto inglese. Allo scoppio della seconda guerra mondiale (1939), Guido è arrestato in quanto cittadino tedesco e trasferito in Canada fino al 1941, anno in cui si sposano.

Elinor approfondisce l’interesse per lo sviluppo infantile, con la guida di eccezionali terapeuti per l’infanzia come Anna Freud, Susan Isaacs, Donald Winicott. Al termine della guerra, con il figlio Marco, Elinor torna a Cambridge e lì gestisce un nido residenziale per 25 bambini fra i 2 e i 4 anni; successivamente un altro a Londra. Sono le sue prime esperienze nel settore. Nel ‘46 Elinor, con la famiglia viene a vivere in Italia, a Trieste dove insegna inglese fino al ’48; a Milano (in stretta collaborazione con il Villaggio della Madre e del Fanciullo, creato da Elda Scarzella) dà vita a un gruppo di gioco per madri e bambini per osservare il bisogno di essere sempre attivo del bambino, la sua ricerca indipendente, le sue esigenze sensoriali.

Tornata a Trieste nel ’51, lavora nel locale brefotrofio osservando i danni dell’inattività cui i piccoli sono condannati insieme alla mancanza di relazioni privilegiate e di dialogo affettivo. Lasciatemi almeno giocare è il primo filmato realizzato da Elinor sullo sviluppo psicologico del bambino. La costante osservazione dei bambini porterà Elinor a evidenziare la concentrazione di cui bambini, che ancora non camminano, sono capaci, ed elabora la proposta nota come “Il cestino dei tesori”.

Nel ‘59 torna in Inghilterra e lavora nell’ambito della salute mentale dei bambini piccoli. Nei trent’anni che seguono, si occupa della formazione delle educatrici in Italia, Inghilterra, Spagna, mette a punto non solo la proposta del gioco euristico per rispondere al gusto esplorativo dei bambini tra i 12 e i 20 mesi, ma anche modalità centrali nella vita quotidiana di comunità infantili come l’importanza rassicurante dei piccoli gruppi, la persona di riferimento nelle cure materne, la costante attenzione alle capacità creative dei più piccoli, l’indipendenza nel gioco, i modi per rendere il pranzo nel Nido un momento conviviale e affettivo.

Nel ‘79 pubblica in Italia un primo libro: Il bambino nell’asilo nido (Fabbri) insieme ad alcuni filmati. Nel ’94 a Londra pubblica insieme a Sonia Jackson Persone da zero a tre anni che uscirà in Italia nel ’96, nelle edizioni Junior. Il maggiore successo della sua vita – che ha anche attraversato tanti terribili avvenimenti del XX secolo – è stato quello di trasformare in esperienza creativa tutto ciò che le è capitato di incontrare, rimanendo coerente con la propria ispirazione.

Sintesi da un testo diffuso dal Gruppo “Amici di Elinor”, 2007.