Vostro figlio a due anni: terribile o straordinario?

Almeno una volta nella vita di “non sposati senza figli” sarete stati testi­moni, in un supermercato o in altro logo pubblico, di un accesso di collera di un bambino. E naturalmente vi sarete convinti che a voi non sarebbe mai accaduto, perché sicuramente sareste stati genitori migliori, pronti a risolvere ogni situazione nel modo più indicato. In quel negozio quel “capriccio” si trasforma nella nostra immaginazione in un meraviglioso bimbo di due anni che accetta “semplicemente” un no come risposta a una sua richiesta, viceversa è garantito che gli accessi di rabbia, perfino in pubblico, capiteranno anche a voi con vostro figlio. Quando il bambino inizia a mos­trare un comportamento antagonista e vi rendete conto che questo sta accadendo proprio a voi, la cosa più importante da fare è mantenere la calma. Cercate di capire il suo comportamento.

Bernice Weissbourd, presidente del Family Focus, un’associazione di Chicago che cerca di aiutare i genitori, mette in guardia papà e mamme verso queste manifestazioni caratteriali. La frase “i terribili due anni” induce a vedere come negative le espressioni infantili, mentre Bernice Weissbourd ci avverte che que­sti atteggiamenti fanno semplicemente parte dello sviluppo dei bam­bini per diventare individui indipen­denti.

Non prendeteli come attacchi per­sonali. Piuttosto rendetevi conto che vostro figlio sta affermando se stes­so e sta cercando di scoprire chi è.

Perché proprio gli accessi di rabbia?

A volte tra i diciotto e i trentasei me­si le crisi di rabbia rappresentano un segnale che qualcosa non va nel mondo del bambino. Incapace di regolare le sue proteste secondo il livello d’importanza, ha reazioni for­ti anche per cose minime. Nella sua mente qualsiasi cosa provoca lo stesso livello di risposta.

Forse se il bambino avesse la ca­pacità verbale per spiegarci che co­sa lo infastidisce, strilli e calci po­trebbero essere eliminati. I bambini a quest’età non riescono a control­lare i propri impulsi e la loro tolle­ranza verso la frustrazione è piutto­sto bassa. Se i cubi non si impila­no nel modo giusto o il pezzetto del puzzle non entra dove dovrebbe, il bambino può avere una reazione eccessiva.

John Rosemond, psicologo che si occupa dei problemi della famiglia, fa notare che un bambino di due anni vive in un mondo centrato su di sé, in parte creato dai genitori du­rante i suoi primi diciotto mesi: cer­cando di soddisfare e di rendere le­gittima ogni richiesta in questa pri­ma fase della vita, si infonde una to­tale fiducia nel rapporto bambino- genitore. Tuttavia, durante il secon­do anno di vita, i genitori iniziano quel processo di socializzazione che dovrà poi trasformare il bambino in un responsabile membro de|la società. Il cambiamento è improvviso quando i genitori mettono un limite alle richieste del figlio e iniziano a circoscrivere gli spazi: è qualcosa che rende “il giovanissimo membro della società” assolutamente furioso. Di conseguenza questa fondamentale fase nello sviluppo è spesso caratterizzata da strilli e da rifiuti e si arriva a ciò chi si usa chiamare “i terribili due anni”!

Come comportarsi?

Che cosa dovreste fare quando vo­stro figlio ha un accesso di collera? Prima di tutto rimanete calmi, ricor­dando che conoscete a fondo il suo carattere e che siete in grado di sce­gliere più strategie a seconda del ’copione” che avete sottomano. Se vostro figlio si sente frustrato per­ché non riesce a fare quello che vor­rebbe con i cubi, potrebbe bastar­gli avere vicino la vostra calma pre­senza. Forse è un po’ stanco e la soluzione più semplice è nelle vostre parole, dolci e tranquille. Non dimenticate che cosa ha provocato Inizialmente il problema e fatevi un appunto mentale per evitare in futuro, se possibile, una simile delu­sione.

Nina R. Lief e Mary Ellen Fahs nel Moro libro The Second Year of Life (Il secondo anno di vita), sottoli­neano che i genitori possono spes­so riprogrammare la “tabella di mar­cia” del bambino, proprio per ridurre gli accessi di rabbia. Per esempio evitate di stare a casa di un amico fino a che il piccolo è stanco; arrivare a casa prima può prevenire spiacevoli situazioni.

Peggy Shecket, consulente per i ge­nitori, ritiene che più vi fermerete a pensare a come è vostro figlio, più possibilità avrete di ricevere da lui ciò che vi aspettate. Per esempio, se è curioso ed è in una fase in cui ha bisogno di mettere alla prova la sua fisicità, non è sicuramente una buona idea portarlo in quel genere di magazzini dove è vietato tocca­re gli oggetti. Non mettete vostro fi­glio in situazioni dove gli venga ri­chiesto di esercitare più auto-con­trollo di quanto il suo sviluppo men­tale possa sopportare in quella fase della sua vita.

Se il bambino viene travolto da un accesso di rabbia, la dottoressa Shecket ritiene molto importante sta­re accanto al piccolo per farlo sen­tire sicuro, accogliendo i suoi sen­timenti. Essere fisicamente presen­te, ma non assistere passivamente alla manifestazione di collera.

Heidi Fravel e Sandy Bailey, che la­vorano tutto il giorno con bambini di due anni, hanno scoperto che parlare con un bambino molto con­trariato con una voce contrastante (ora bassa, ora alta) ma tranquilla, spesso lo aiuta a calmarsi. Poiché i bambini a questa età lottano con molta ambivalenza per l’indipen­denza, Sandy propone l’esempio del cambio del pannolino, come un momento importante in cui il picco­lo, se messo in condizione adatta, può fare una scelta. Infatti offren­dogli la possibilità di cambiarlo ora o cinque minuti dopo, egli può af­fermare la sua indipendenza e quin­di se stesso.

Queste educatrici ricordano inoltre l’importanza della coerenza in edu­cazione, perché un bambino di que­sta età deve sentire l’esistenza di li­miti ben precisi.

Un altro modo piuttosto comune di intervenire è quello di sviare l’at­tenzione del piccolo verso qual­cos’altro. Un genitore, seduto ac­canto al bimbo, senza prestare at­tenzione all’eccesso di rabbia, silenziosamente inizia a giocare con qualcosa, oppure può fare casuali commenti a proposito dell’oggetto che sta usando: in molti casi l’attenzione del piccolo si sposta, tan­to che comincia a guardare o a gio­care senza per questo sentire di avere “perso la faccia”.

E se tutto sembra inutile?

Ma che fare se tutto ciò fallisce e gli strilli sono più forti di quanto pos­sano sopportare le vostre orecchie? Molti psicologi raccomandano di de­cidere un posto in casa dove vostro figlio può dare libero corso ai suoi movimentati sentimenti. John Rosemond lo chiama il luogo degli sfo­ghie consiglia ai genitori di farlo co­noscere prima al piccolo e di infor­marlo che verrà condotto lì se do­vesse accadere nuovamente. In cu­cina o in bagno, all’ingresso o nel­la stanza da letto, una grande pol­trona morbida in un angolo o una semplice seggiolina, quel posto pre­visto per strillare, arrabbiarsi e cal­marsi non dovrebbe essere molto diverso da altri spazi della casa do­ve si mangia o si dorme, cioè non va assegnato come una punizione. Quando il bambino capirà che non gli viene prestata molta o addirittu­ra alcuna attenzione, ma che anzi viene semplicemente condotto, gen­tilmente ma con fermezza, in quel posto stabilito comincerà ad af­frontare la realtà e abbastanza velocemente smetterà di strillare.

Ritorniamo però alla situazione iniziale, quella cioè del luogo pubblico, del grande magazzino dove ti assistere a un accesso di rabbia» non ci siete solo voi, ma anche persone estranee. “Il luogo degli sfoghi” è a casa e non in un viale o in casa di amici. Che può fare un genitore imbarazzato in una situazioni così difficile? Probabilmente non riuscite a parlare a vostro figlio e non potrete certo ignorarlo di fronte a tanta gente. Perciò l’unica cosa da fare è portare via il bambino in un luogo più appartato. Il dottor Rosamond vi consiglia: o uscite fuori (per parlare al bambino senza spettatori) o tornate a casa per utilizzare “il luogo degli sfoghi”.

Il vostro atteggiamento come genitori è fondamentale in questa fase della vita di vostro figlio. Se considerate i suoi comportamenti non co­me “cattivi” o “terribili”, ma come espressioni del processo di svilup­po di ogni bambino per diventarti individuo indipendente, forse vi uni rete ad altri genitori che parlano in vece dei “meravigliosi due anni ili nostro figlio”.

Lory B. Murrray

Lory B. Murray è una scrittrice che lavora negli USA in diverse riviste per genitori. 
Questo articolo, tradotto dall’inglese da Livia Rita, è apparso su “Carolina Parent” 10/1994.