Qual è l’animale che prima va a quattro gambe, poi a due, infine a tre?

Questo l’enigma che la Sfinge pone a Edipo, secondo l’antichissima leg­genda greca.
Edipo lo risolve: quell’animale miti­co è l’essere umano che si prepara alla posizione eretta sollevandosi sui quattro arti e che negli anni del­la vecchiaia ha bisogno d’un so­stegno per procedere senza bar­collare. Dunque, agli occhi degli an­tichi, questo bambino che comin­cia a spostarsi da sé nell’ambiente è degno d’una speciale considera­zione.

La novità ha inizio da quando co­mincia a staccarsi dalla madre, più o meno dopo gli otto mesi.
Non sa ancora reggersi sulle due gambe, ma si arrangia lo stesso: si muove come può, strisciando su una coscia, spingendosi con i pie­di o su una gamba piegata; più spesso come un gatto o come un orso sulle ginocchia e sulle mani. Questa nuova abilità segna la con­clusione di una fase importante del­lo sviluppo: l’esogestazione”.

L’endogestazione l’ha trascorsa nel corpo materno nei nove mesi dal concepimento alla nascita. Altri no­ve li passa all’esterno del corpo del­la madre, ma in forte dipendenza da lei, dal suo latte, dalle sue brac­cia, dalla sua voce.

È appunto l’esogestazione, che si conclude per gradi quando il bam­bino comincia ad allontanarsi atti­vamente dalla madre e ad espri­mere le proprie richieste con suoni o con sillabe ripetute che sono già l’abbozzo di vere e proprie parole. Quando inizia ad andare gattoni, sembra in preda a un’energia tutta nuova. I piedini non sono più chiu­si a palla: si stendono e diventano un mezzo per spostarsi e per soste­nersi. Le dita delle mani, quelle dei piedi, esplorano le superfici, con tut­ta la loro sensibilità tattile.

Quei pie­dini dovrebbero essere nudi il più possibile, tutt’al più con le calzine antiscivolo, non certo con scarpon- cini, per potersi mettere alla prova. Gattonare significa per il bambino poter finalmente esplorare direttamente l’ambiente alla propria altez­za (finora l’ha visto da fermo o in braccio ad un adulto). Spostandosi sulle gi­nocchia impara a su­perare ostacoli (uno scalinetto), a scavalca­re piccoli rilievi (soste­gni di tavoli e di sedie), a intrufolarsi in pertugi e a nascondersi.

Scopre che le cose che rotolano via può ri­vederle guardando da sé sotto l’armadio. Co­nosce progressiva­mente le difficoltà e i pericoli. Anche qui il processo è più o meno lento a seconda del bambino: l’importante è che sia davvero se­condo il suo tempo. Quando si alzerà in piedi, saprà metterà a frutto le conoscenze acquisite e si muoverà con notevole sicurez­za se nessuno l’ha sol­lecitato o messo in pie­di prima del tempo. Chi voglia approfondi­re questi temi, di gran­de importanza per fa­vorire una crescita ar­moniosa e tranquilla, può leggere il bel vo­lume DATEMI TEMPO di Emmi Pikler, da poco ripubblicato, da cui sono stati tratti gli splendidi disegni di Klara Papp.

G.H.F.

 

Tratto da “Il Quaderno Montessori”