Il CNM – indipendente da ogni altra organizzazione montessoriana, italiana o estera – è stato fondato a Roma nel 1960 da Adele Costa Gnocchi (1883-1967), fin dal 1909 una delle prime allieve di Maria Montessori (1870-1952).

Costa Gnocchi fondò nel 1947 la Scuola Assistenti all’Infanzia Montessori, statalizzata nel 1958, e – in seguito all’esperienza di un Centro di consulenza per genitori, che affrontava le problematiche comportamentali e relazionali dei bambini – diede vita nel 1961 al Centro Nascita Montessori nell’intento di trasferirvi il tesoro di esperienze accumulate, per continuare la ricerca attorno alle esigenze del neonato e del bambino nei primi tre anni di vita, alle sue sensibilità, alla sua capacità di autoregolarsi e di comunicare i bisogni psicofisici “Ogni bambino è un unicum, non ci sono regole buone per tutti, bisogna continuare a osservare, a studiare”.

Nido Banca d’Italia 1976

La direzione del Centro fu affidata a Elena Gianini Belotti, che aggiunse alla pratica del lavoro le novità che giungevano dall’esterno sui temi del parto/nascita, dei diritti delle donne (il suo celebre testo Dalla parte delle bambine è del 1973), della contraccezione e della maternità consapevoli, dell’assurda pratica dell’allattamento materno a orario rigido, prendendo parte critica alla discussione sull’allattamento artificiale che allora si andava diffondendo velocemente. La sua maggiore finalità era proprio lo studio del bambino prima e dopo la nascita, l’aiuto a domicilio alle madri in ansia per i loro piccoli (lavoro pionieristico di grande rilevanza) la diffusione nel vasto pubblico del nuovo modo di intendere l’accoglienza al neonato e l’attenzione al suo sviluppo in senso fisico e psichico strettamente collegati. Sempre negli stessi anni iniziarono a essere promossi corsi di formazione.

Interno del Nido di Banca d’Italia

Il CNM fu nei suoi primi vent’anni un rinnovato luogo di esperienze sia con i corsi di accompagnamento dei genitori alla nascita e nei primi mesi di vita tenuti da Anna Gambacurta Di Palermo e Rita Carusi, sia il continuo sostegno al funzionamento di un reparto Montessori all’IPAI (1957-1970), il brefotrofio romano, in cui si mise in luce quanto fosse essenziale aiutare lo sviluppo dei bambini senza madri, assicurare relazioni individualizzate con un adulto di riferimento stabile e offrire oggetti di gioco pensati e costruiti per rispondere al bisogno di attività e di autonomia dei piccoli.
Fu una esperienza feconda che Elena Gianini Belotti riversò poi nel primo Nido romano che non avesse solo carattere assistenziale: il Nido dell’ENEL del 1972 diretto da Laura Franceschini e dal ‘76 nei tre Nidi della Banca d’Italia che verranno diretti da Maria Pia Fini e da Nella Norcia.
Elena Gianini Belotti concluse il suo mandato presso il CNM con un Seminario (settembre 1979) con la collaborazione di Laura Benigni, Luigia Camaioni, Virginia Volterra dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Il confronto fra le ricerche più avanzate intorno alla prima infanzia e le esperienze realizzate dal CNM fu raccolto nel volume Educazione dalla nascita.
Dopo il 1980, il CNM operò sia sul versante della gestione dei nidi, sia in quello della formazione del personale educativo che veniva richiesta da molte amministrazioni di varie regioni italiane dopo la legge 1044 del 1971, istitutiva degli Asili Nido Comunali. La gestione organizzativa era coordinata da Anna Maria Batti e la presidenza da Grazia Honegger Fresco. Dagli anni ’90 il CNM ha intensificato il proprio intervento anche nell’ambito della formazione degli operatori dei settori materno-infantile di strutture ospedaliere di alcune Regioni del Centro Italia, attività coordinata da Laura Pennisi.
Il CNM ha organizzato vari convegni – l’ultimo in ordine di tempo è del 2009 “Da figlio a padre – di padre in figlio” (organizzato da Grazia Colombo) e incontri anche in collaborazione con importanti centri di indagine sulla salute come l’Istituto “Mario Negri” di Milano; ha partecipato a progetti europei “Leonardo” e ha prodotto numerose pubblicazioni.
Senza escludere l’apporto di altri studiosi e di altri settori della ricerca scientifica, il CNM continua a richiamarsi a Montessori in quanto la sua visione integrata dello sviluppo umano consente un progetto educativo coerente e preventivo delle difficoltà di sviluppo o di comportamenti problematici dovuti a fattori ambientali. Come Montessori suggerisce, ogni situazione educativa, si basa non su scelte ideologiche o astratte, ma sull’osservazione “qui e ora” che si conferma ogni volta come il mezzo migliore per dare agli adulti la chiave di lettura dei bisogni profondi della persona infantile, anche per prevenire disturbi del sonno e dell’alimentazione. Via via che il piccolo crescendo si apre all’ambiente, è sempre l’osservazione che deve guidare per progettare le risposte giuste, quali parole utilizzare, quali oggetti per il gioco esplorativo, senza mai sollecitare né anticipare.

Esterno di Palazzo Taverna

Il bambino è competente, oggi innumerevoli ricerche lo testimoniano. Maria Montessori per prima lo ha riconosciuto in modo straordinariamente aperto e vivo, offrendo a noi adulti il modo concreto per rispondere alle sue mute, eppure eloquenti richieste.

Dalle parole di G. Honegger Fresco: ‘Nella “Scuoletta” romana di Palazzo Taverna, una delle rare istituzioni che fin dagli anni Cinquanta accogliessero bambini dai tredici mesi ai due anni e mezzo, sotto la guida di Adele Costa Gnocchi, verificai ben presto il bisogno di stabilità manifestato dai bambini tanto piccoli. Continuavamo nell’attenzione minuziosa alle loro reazioni, indifferenti al fatto che la maggior parte delle persone ci considerasse un po’ matte o quanto meno esagerate’.